Passa ai contenuti principali

Le dee viventi di M. Gimbutas



La pietra parla, l'argilla racconta il passato del mondo. E lo fa con un linguaggio ricco di immagini e simboli potenti. Il ricordo di una cultura, di una religione che sembra dimenticata, ma che torna ad essere vitale nel nostro quotidiano. 
Le statuette di veneri primitive sono solo il punto di partenza di una civiltà dell'Europa antica che fa parte di noi come una traccia genetica. 
Il culto della Grande Dea, come Madre dal grembo accogliente, come Signora degli animali, come temibile Vendicatrice, ci invita a recuperare uno sguardo più attento sul mondo e sulla natura. A trovare un modo nuovo e antichissimo di leggere il femminile e il suo rapporto con il creato. Una dimensione più umana, che segue il ciclo delle stagioni, che coglie la bellezza che ci circonda e la rispetta.
I segni, le scritture sacre, l'esaltazione gioiosa del corpo. Senza pregiudizi, senza paure né vincoli. Una religione che diventa anche struttura sociale e politica. Più giusta, più evoluta, perché non si rafforza nell'esclusione del maschio ma nel raggiungimento di un'autentica parità dei sessi.
Una Dea che ci è madre e figlia, che ispira la nostra mente e nutre il nostro cuore. Alla quale possiamo sempre rivolgerci perché è vicina a noi. È già dentro di noi. Ama, vive, muore e rivive. Proprio come noi. 

Marija Gimbutas (1921-1994) è stata una famosa archeologa americana di origini lituane, a cui si deve la suggestiva ipotesi “Kurgan” sulle radici culturali dell'Europa antica. Tra le sue opere si ricordano: Il linguaggio della Dea. Mito e culto della Dea Madre nell'Europa Neolitica, Kurgan. Le origini della cultura europea, I Balti.


Marija Gimbutas, Le dee viventi, Medusa, 2005, 330 pp.

ISBN 9788876980091.

Post popolari in questo blog

Caravaggio: la tavolozza e la spada di M. Manara

La luce, le tenebre. 
Il pennello corre veloce sulla tela. 
Alla ricerca dell'emozione. 
Rosso sangue nei quadri, rosso del sangue nella vita.  Fuori dai canoni, fuori dalle convenzioni. È il pittore spadaccino, è il Caravaggio di Manara. Due artisti lontanissimi si incontrano in un'opera che celebra il grande genio italiano. Manara resuscita la Roma del Seicento, quella delle vie sporche, degli splendori pontifici, delle molte contraddizioni. Le fastose processioni e le gogne, i traffici loschi e le pubbliche benedizioni.  In questo mondo barocco, nello stile e nell'anima, si muove Caravaggio. Si batte nei vicoli malfamati, assiste sconvolto all'esecuzione di Beatrice Cenci, e soprattutto dipinge.  Nei suoi quadri la prostituta diventa Madonna, i ladri e i mendicanti sono promossi Santi. È un'arte che fa la rivoluzione, non solo nelle forme ma anche nei concetti. Un'arte capace di guardare la realtà e di intuire cosa nasconde. Manara è particolarmente ispirato. Mantie…

Storia delle terre e dei luoghi leggendari di U. Eco

Immagina una sera d'estate di tanti anni fa... Un maestro e i suoi allievi passeggiano in giardino.  Poco lontano dalla città, le menti dei giovani si risvegliano: si sentono inebriati dal profumo dei fiori e dai suoni del tramonto.  Sembra una cicala il vecchio. Parla, e le sue parole cantilenanti sono più dolci del miele: «Tu, caro, immagina una città al centro di un labirinto di acqua. I tetti d'oro dei templi e della reggia scintillano, le case variopinte hanno finiture in bronzo e in fiammeggiante oricalco. Due fonti, una di acqua fredda e una di acqua calda, nutrono la terra, così che ogni tipo di pianta cresce e fruttifica...» Nella penombra del giardino è facile pensare ad Atlantide. Fantasticare di quell'isola superba, che osò sfidare gli dei. Di quegli uomini, migliori di noi, peggiori di noi. Di un Paradiso Perduto che il mare sommerse «nell'arco di un solo giorno, e di una notte». Atlantide, Iperborea, Eldorado colpiscono le corde più profonde della nostra anima,…

La battaglia delle rane e dei topi di Omero

Si diradano le nebbie del mito...  Figure nobili e leggendarie vengono avanti...  Le rane: Melmoso, Godilacqua, Saltacavoli...  I topi: Rodipane, Leccapiatti, Abitabuchi...  Tutti coinvolti in una guerra crudele. Il motivo? Gonfiagote ha ucciso il nobile principe Rubabriciole.  Gonfiagote come Achille, Rubabriciole come Ettore.  Ad un passo dalla pianura di Troia, dove si svolge la famosa guerra, lo stagno è travagliato da un conflitto altrettanto memorabile. Gli schinieri sono gusci di fave verdi ben rosicchiate, le lance aghi affilati, scorze di ceci sono gli elmi calati sugli occhi: così i topi in armi. Le rane corrono ai ripari: foglie di malva e bietole come corazze, in testa un guscio di chiocciola.  Il suono degli scontri richiama in campo perfino gli dei. Ares, Atena e Zeus incalzano o frenano la battaglia, parteggiando ora per gli uni ora per gli altri. Un mondo piccolo e grande insieme. Così umano, proprio perché inumano. Tuttavia non ridicolo, né favolistico. Un mondo dove la conte…