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L'ordalia di I. A. Chiusano



Stendono i carboni ardenti: una strada di fuoco che a camminarci sopra non regge il cuore. 
In questo cielo di metà settembre, dove le rondini volano basse, si leva il vapore ondulato dei tizzoni accesi: Petro il Santo affronta l'Ordalia, il Giudizio di Dio. 
Nella Tuscia dell'anno mille, un piccolo monaco magrissimo, con gli occhi cilestrini e l'anima immensa, assume su di sè i peccati del mondo e diventa esempio di speranza e di redenzione. Nasce una chiesa intorno a lui, una comunità errante di uomini e donne, di bambini e di vecchi, laceri, poveri, stanchi. Determinati a seguire la retta via. Che per gli altri è già eresia.
È il Medioevo vagabondo dei chierici e dei visionari, il Medioevo sanguinario delle penitenze e delle torture, il Medioevo ambiguo dei santi e dei ladroni. 
Un mondo disperato dove tutto è falso e tutto è vero, dove la felicità è un momento rubato all'angoscia. 
E la parola un'arma pericolosa in mano ai potenti. 
Ma la fede è come un seme che dorme sotto la fredda terra. Sembra morto, invece è lì che attende. E rinasce piano piano.

Italo Alighiero Chiusano (1926-1995) è stato un giornalista italiano, autore di saggi e di scritti di narrativa, poesia e teatro. Tra le sue opere più note si ricorda Konradin, una commovente autobiografia letteraria di Corradino di Svevia. Alcuni aspetti del romanzo L'ordalia hanno ispirato Umberto Eco nella composizione de Il nome della rosa.

Italo Alighiero Chiusano, L'ordalia, Castelvecchi 2013, 220 pp. 

ISBN 9788868260569

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